Arci Jesi-Fabriano

Marche: una regione a rischio frane e allagamenti

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di Tullio Bugari, Arci Marche

(pubblicato su Arci.it: www.arci.it/blog/ambiente/ambiente/alluvione-nelle-marche-danneggiati-anche-circoli-arci-senigallia/)

Gli automobilisti che percorrevano la statale Arceviese, verso l’interno, hanno incontrato lungo la strada un torrente d’acqua che gli correva incontro. Più a sud – racconta una ragazza – “all’improvviso abbiamo visto un’ondata di acqua fangosa che saliva lungo la strada”. Ha invaso scantinati, giardini e appartamenti al piano terra. I residenti dei piani bassi si sono rifugiati ai piani superiori, come i ragazzi di una scuola, tratti in salvo alla sera dai vigili del fuoco con il gommone. Chi era in altre zone è rimasto bloccato fuori casa. Centinaia gli interventi dei vigili del fuoco con le idrovore. L’acqua ha iniziato a ritirarsi il giorno dopo lasciando strati di fango. Molte le auto danneggiate. Nella frazione di Borgo Bicchia ci sono state tre vittime; la terza è deceduta in ospedale dopo due giorni.

Allerta meteo in ritardo? C’è chi fa notare che mentre alcune zone della città andavano sott’acqua, sul sito della protezione civile era previsto un allarme moderato.

La “bomba” d’acqua ha causato danni e allagamenti anche in altre zone della regione (Pesaro, Jesi, Osimo, Porto San Giorgio, Porto Sant’Elpidio, il Fermano e il Maceratese). A Senigallia, oltre al Misa, esondato fuori città, hanno straripato diversi fossi e torrenti e l’acqua ha raggiunto velocemente i due metri. Coinvolta anche la statale adriatica e il lungomare di levante. Hanno tenuto, fortunatamente, gli argini del Misa nel centro storico, con l’acqua al livello estremo. Sarebbe stato un disastro totale. I danni, ingenti, interessano metà Senigallia, una città di circa 40 mila abitanti. Sono saltati i collegamenti telefonici e il 70% della popolazione è rimasta senza energia elettrica.

La zona più colpita è a ridosso della autostrada, da tempo con i lavori in corso per la terza corsia. Colpite anche zone commerciali e industriali, in alcuni capannoni l’acqua ha superato il metro e mezzo danneggiando materiali e macchinari. Situazione drammatica anche nelle frazioni dei comuni limitrofi.

Perfino la caserma dei vigili del fuoco ha subito ingenti danni. In aiuto sono arrivati oltre 200 vigili da Toscana, Emilia Romagna e Abruzzo, dal resto delle Marche, e squadre di soccorritori acquatici da Venezia e Ravenna.

La Regione ha chiesto lo stato di calamità e in città tutti si sono attivati per spalare via  la melma. Nella regione, l’ultima inondazione c’era stata il 2 marzo 2011, con tre vittime; altre alluvioni c’erano state a dicembre e nel febbraio scorso. L’Irpi-Cnr, in un rapporto, ha di recente cartografato oltre 1500 frane.

Anche il nostro territorio, purtroppo, come altri, è esposto ai problemi del dissesto. Secondo il Ministero dell’Ambiente sono 236 – praticamente quasi tutti – i comuni marchigiani a rischio idrogeologico, di cui 124 a rischio frana, 1 a rischio alluvione e 111 a rischio frana e alluvione. Secondo uno studio di Legambiente sul consumo di suolo, il paesaggio costiero ha conosciuto una forte urbanizzazione che ha fatto scomparire sotto il cemento circa il 60% della fascia litoranea. Sono indispensabili interventi strutturali per la messa in sicurezza del territorio e prestare invece uno sguardo più critico alle grandi infrastrutture che il territorio lo rendono più fragile.

Senigallia vuole fare in fretta, anche perché la stagione turistica è alle porte, ma il lavoro da fare è grande. Nell’immediato, si apre anche, insieme al censimento dei danni, la partita dei risarcimenti – se e quanti ce ne saranno – da seguire con molta attenzione; ma oltre a questi, occorrerà chiarire cosa e perché accaduto, come prevenire davvero, quali gli interventi necessari, non solo di emergenza ma che tengano conto di un equilibrio più strutturale.

 

 

I circoli Arci nell’alluvione del 3 Maggio 2014

di Sergio Montesi, Arci Senigallia

 
L’ esondazione del fiume Misa ha colpito una grossa parte di Senigallia con enormi danni: sommerse case, scuole, capannoni e colture.
I quartieri più colpiti, Borgo Bicchia e Borgo Molino, dove ci sono state anche vittime.

Nella fase più acuta, mentre il fiume stava esondando, siamo concordi con i molti che lo hanno provato direttamente, c’è stata più di una mancanza da parte delle cosiddette autorità. Oltre alla prevenzione, abbiamo colto la mancanza di coordinamento per gli interventi immediati, l’evacuazione delle scuole e la messa in sicurezza delle persone in stato di pericolo. Comunque i soccorritori hanno dato il massimo che potevano, per portare soccorso e aiuto, e più importante ancora, molti ora stanno aiutando e lavorando: studenti, cittadini, volontari e addetti, per poter ripartire.

Tra i nostri Circoli, il colpo più duro lo hanno subito il Circolo Arci Casa del Popolo di Borgo Bicchia e il Circolo Arci di Borgo Molino: gli restano solo i muri della sede, hanno perso tutte le attrezzature e gli arredi. Parlando con i due presidenti ci siamo posti, con imbarazzo, la questione di chiedere aiuto per i circoli, quando la totalità dei loro stessi soci sono sfollati, hanno le abitazioni parzialmente inagibili, e hanno perso le automobili per quando potranno riprendere il lavoro.
Alla fine, però abbiamo concordato che i circoli sono un luogo di aggregazione e socialità importante per queste comunità e vanno ricostruiti, per tornare a vivere con la giusta serenità.

Ci troviamo, quindi, a chiedere all’Arci nazionale una sottoscrizione, da rivolgere a tutti i Comitati e Circoli. Il comitato territoriale Senigallia, farà da tramite per destinare i fondi ai due Circoli, che ne decideranno in autonomia l’utilizzo, sia per la ricostruzione diretta dei Circoli, ma anche per aiutare persone e famiglie, che si trovano nelle situazioni più drammatiche.
L’Arci di Senigallia ringrazia per la vicinanza già dimostrata in questi giorni.

 

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