Arci Jesi-Fabriano


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Campi di lavoro e conoscenza all’estero 2012

Sono aperte le iscrizioni ai campi di lavoro e di conoscenza all’estero promossi dall’Arci per il 2012:
Rwanda, Mozambico, Palestina, Bosnia, Kosovo, Brasile, Tunisia.

 

RWANDA – dal 29 Luglio al 12 Agosto.
Lo scopo del campo di lavoro è quello di conoscere la realtà ruandese contemporanea, che non dimentica il genocidio del 1994, ma che anzi lavora sul passato per la costruzione di un futuro migliore. Questo avverrà attraverso laboratori di vario tipo da realizzare insieme alle donne attiviste dell’associazione locale SEVOTA.

MOZAMBICO – dal 20 Agosto al 10 Settembre.
Nella Regione Zambézia, in collaborazione con: Iscos E.R., Nexus E.R., Mani Tese e Yoda nell’ambito del progetto I giovani e le donne protagonisti del contrasto all’HIV e dell’empowerment socio-economico in Zambézia cofinanziato dalla Regione Emilia- Romagna. Si lavorerà con le associazioni dei contadini sui diritti delle donne e sulla lotta all’HIV/Aids, nonché sull’acquisizione, attraverso laboratori artigianali, della conoscenza di produzioni locali.

PALESTINA- dal 9 Luglio al 18 Luglio.
Obiettivo del campo é quello di permettere ai partecipanti di conoscere e confrontarsi con la realtà dei territori occupati palestinesi attraverso visite, incontri, dibattiti ed attività con reti e organizzazioni locali particolarmente attive nel campo dell’informazione, della sensibilizzazione e dell’advocacy.

BOSNIA (Sarajevo) – dal 28 Luglio al 9 Agosto.
I partecipanti andranno a conoscere la Bosnia Erzegovina attraverso l’obiettivo fotografico. Il partner bosniaco, Foundation Imam petlju Gariwo, una rete di giovani impegnati nella partecipazione civile e nella cittadinanza, ci accompagnerà a conoscere la Bosnia e ci racconterà del proprio lavoro.

KOSOVO – dal 6 Luglio al 20 Luglio.
L’obiettivo è conoscere la realtà kosovara con il nostro partner Youth Centre Ardhmeria, i partecipanti si occuperanno di organizzare laboratori ed attività di educazione ambientale ed attività culturali e sportive I laboratori e le attività saranno indirizzate ai bambini ragazzi.

BRASILE – dal 6 Agosto al 20 Agosto.
I volontari condivideranno la vita quotidiana e l’organizzazione del Movimento Sem Terra; Formazione sul mst, attività quotidiane in un accampamento tipo, visite e incontri con realtà vicine al movimento.

TUNISIA – dal 14 Luglio al 24 Luglio.
La sfida che lanciamo insieme all’Associazione Itinerari Paralleli è quello di iniziare un percorso di conoscenza e supporto nelle aree dal potenziale sociale e culturale di grande interesse. I volontari che aderiranno al campo avranno la possibilità di sperimentare un percorso di cittadinanza attiva in una delle zone più significative della primavera araba in Tunisia, la regione di Gafsa.

Per partecipare ai campi non sono richiesti requisiti particolari, basta essere maggiorenni e avere spirito di adattamento. E’ auspicabile la conoscenza dell’inglese o della lingua del luogo in cui il campo si svolge. Prima della partenza sono previsti momenti di formazione obbligatori.
La quota di partecipazione comprende tutti i costi per la realizzazione del campo (aereo, spostamenti in loco, vitto, alloggio, assicurazione civile e sanitaria, accompagnamento, sostegno al partner locale).
I costi variano a seconda della destinazione, a partire da 900 euro.
E’ necessario prendere visione del regolamento pubblicato sul sito per conoscere le modalità di iscrizione e i dettagli per partecipare.

Per informazioni:
www.arciculturaesviluppo.it
Email: campidilavoro@arci.it


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Jugoschegge a “M’illumino di meno”

Al Circolo ARCI “Corto Maltese”, Via Verdi 7 – Fabriano (AN)
venerdì 17 febbraio 2011 – ore 19.00

In occasione della giornta del risparmio energetico indetta dalla trasmissione Rai Radio2 “Caterpillar” Presenteremo il libro rigorosamente a lume di candela e il nostro musicista Cesare Sampaolesi, con il suo liuto, eseguirà musiche del 1500 e 1800. Non potendo proiettare il video ci siamo organizzati con una mostra da me realizzata: “Obnova/Ricostruzione”.

JUGOSCHEGGE – Storie e scatti di pace di guerra
di Tullio Bugari e Giacomo Scattolini;  Infinito Edizioni – Euro 13,00

Il libro contiene di interventi di: 
Paolo Rumiz – giornalista scrittore
Ennio Remondino – inviato RAI
Mario Boccia – fotoreporter
Alessandro Gori – giornalista
Luca Rastello – giornalista scrittore
Roberta Biagiarelli – attrice e cooperante 
Silvia Maraone – cooperante

Prefazione Massimo Cirri – conduttore radiofonico “caterpillar”
Introduzione Agostino Zanotti – cooperante 

www.jugoschegge.it
www.infinitoedizioni.it


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SHAMBHALA AL FESTIVAL DELL’ORIENTE

 Dopo lo straordinario successo dell’anno passato ha avuto luogo la seconda edizione del “FESTIVAL DELL’ORIENTE”, happening internazionale dedicato al mondo orientale.
Il festival, che si è svolto il 28-29-30 Ottobre scorsi presso il complesso fieristico di Carrara, ha visto la partecipazione accanto a concerti e spettacoli da tutto il mondo del Laboratorio di Teatro Yoga del Centro Shambhala Yoga e Thai Body Work di Jesi.

leggi l’articolo completo

 


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Un corteo immenso, come solo le grandi convergenze unitarie di tante identità e culture riescono a produrre, è stato ieri distrutto.

Doveva essere, per comune decisione di tutte le forze che lo avevano organizzato, un corteo pacificamente indignato, popolare e accogliente. Durante e dopo il corteo si sarebbero dovute produrre, promosse da diverse organizzazioni, performance e azioni diverse. In molti si sarebbero accampati per la notte a San Giovanni, al Colosseo e ai Fori Imperiali per simboleggiare –attraverso la riappropriazione delle piazze e delle strade- la volontà di riprendersi il diritto alla partecipazione, la democrazia, i diritti di cittadinanza.

Nulla di questo si è potuto realizzare. Alcune centinaia di persone, del tutto sconosciute al comitato organizzatore del corteo, hanno deciso di spazzare via centinaia di migliaia di manifestanti, espropriandoli del loro diritto a manifestare. Niente che a vedere con la rabbia contro il potere e i responsabili della crisi: la furia si è rivolta invece contro il gigantesco e straordinario corteo degli indignati italiani.

Il corteo, dove ogni spezzone aveva il compito di garantire la sua autotutela in modo coordinato con gli altri, niente ha potuto contro un attacco così brutale, prolungato, diretto. Chi ci ha provato, come il militante di Sel che ha cercato di evitare l’esplosione di una bomba carta gettata in mezzo ai manifestanti, ha perso due dita e versa in gravi condizioni. A Piazza San Giovanni, migliaia di persone indifese sono state terrorizzate – oltre che dalle brutalità degli incappucciati -anche dalle cariche della polizia che inseguiva i violenti.

Una ferita grande e profonda è stata inferta al mezzo milione di persone che era in piazza, e ai milioni di simpatizzanti di un movimento nuovo, giovane, pacifico che rappresenta la legittima protesta di interi settori di popolazione e delle nuove generazioni. Già altre volte nel nostro Paese la violenza ha cercato di fermare il vento della partecipazione. Non ci è mai riuscita, anzi ha fatto scendere in campo nuove e più forti energie di cittadinanza. Sappiamo che sarà così anche questa volta, e che le ragioni dei milioni di indignati di questo Paese troveranno il modo, sin da domani, di farsi valere come meritano.

ARCI nazionale

L’Arci alla manifestazione del 15 ottobre (foto Tullio Bugari)


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L’appello dell’Arci per la giornata di mobilitazione internazionale del 15 ottobre

Per un’alternativa nel segno della giustizia sociale, della dignità, della democrazia

Il 15 ottobre, raccogliendo l’appello degli indignad@s spagnoli, in tanti e tante riempiremo le piazze delle capitali europee. Sarà il giorno dell’indignazione e della protesta di chi si oppone a questo stato di cose,  alla distruzione dei diritti sociali e democratici causata dalle scelte con cui i governi europei stanno affrontando la crisi economica.

Sarà una mobilitazione animata da esperienze, identità e culture diverse, perché nessuno può farcela da solo. Per fermare il declino e costruire un’Europa diversa c’è bisogno anzitutto di ricostruire lo spazio pubblico dei cittadini europei, mettere in campo la forza della partecipazione democratica di donne e uomini, giovani e anziani, lavoratori, studenti e comunità che rivendicano il diritto di decidere sulle scelte che li riguardano.

L’Arci parteciperà alla manifestazione di Roma, con la propria identità e con le proprie proposte, insieme a tanti altri soggetti diversi, organizzazioni sociali, reti, alleanze, gruppi informali, singoli cittadini. E’ un fatto importante, perché in Italia c’è ancor più bisogno di spazi di convergenza e di azione comune fra le forze che cercano di contrastare la deriva in cui sta scivolando il Paese.

Un governo ormai screditato a livello europeo e internazionale e preoccupato solo di mantenersi al potere sta rovesciando sui cittadini tutto il peso del suo fallimento. Ha imposto una manovra economica inutile, sbagliata e profondamente iniqua, coerente solo nella volontà di dividere il Paese e le forze sociali. Un provvedimento che denota l’assenza di strategie per il futuro, non risolve il problema del debito pubblico, non libera risorse per rilanciare gli investimenti, l’occupazione e lo sviluppo ma avrà al contrario effetti recessivi. Soprattutto, una manovra scandalosamente ingiusta sul piano sociale.

Di fronte all’incalzare della crisi, ci si preoccupa solo di far cassa tagliando la spesa pubblica, non tanto quella improduttiva dei finti Enti di natura clientelare, ma particolarmente quella sociale. La conseguenza sarà un massacro ai danni di lavoratori, pensionati, famiglie. I tagli a Regioni e Comuni ridurranno l’accessibilità e la qualità dei servizi pubblici e aumenteranno i tributi a carico dei cittadini; l’annunciata riforma dell’assistenza si trasformerà nella demolizione del sistema pubblico di welfare. Per molti si annuncia un presente più duro, per tanti giovani svanisce ogni prospettiva di futuro.

Hanno scelto di far pagare i più deboli per non toccare gli interessi dei più forti. Logica e buon senso avrebbero imposto di cercare le risorse necessarie col recupero dell’evasione fiscale, di istituire una tassa sulle grandi ricchezze e sui grandi patrimoni immobiliari, di tagliare le spese militari. Non l’hanno voluto fare per non dispiacere al blocco sociale in cui ancora sperano di trovare consensi.

La cricca che ha governato le scelte di questi anni e si è arricchita a danno degli onesti non intende restituire il mal tolto né mettere in discussione le proprie scelte. Impone la totale liberalizzazione delle attività economiche, pretende di reintrodurre per legge l’obbligo di privatizzare i servizi pubblici locali sfidando spudoratamente la volontà popolare espressa col referendum e le regole della democrazia.

C’è poi, nel contesto italiano, l’aggravante della natura antidemocratica di un governo che impedisce la dialettica fra le parti sociali e considera la Carta costituzionale una variabile a sua disposizione. Da tutta la manovra traspare disprezzo per i ceti popolari e volontà di scontro con le rappresentanze sociali. L’articolo 8, che cancella i contratti nazionali e scardina le tutele dello Statuto dei lavoratori, è la prova che si intende usare la crisi come pretesto per attaccare i diritti, dividere e punire i sindacati. Questo governo è un pericolo per la democrazia, per il bene del paese è urgente che se ne vada quanto prima.

La situazione è grave, è a rischio la tenuta del tessuto sociale del paese. Siamo vicini al punto di rottura, a un vero e proprio corto circuito fra sviluppo economico, diritti sociali e democrazia. E’ il frutto delle scellerate politiche liberiste di questi anni, dell’effetto distruttivo della finanziarizzazione dell’economia. La finanza non è più strumento dell’economia produttiva ma un potere occulto in balia di speculatori che decidono quali economie salvare e quali affondare, che attaccano la stessa sovranità degli stati e la democrazia.

I governi non hanno la forza di opporsi ai poteri finanziari o non vogliono farlo, e preferiscono scaricare i costi della crisi sui più deboli. Vorrebbero farci credere che non ci sono altre scelte possibili e fanno appello alla coesione nazionale indicando nella crisi il nemico comune da cui difendersi.

Noi non ci stiamo, perché sappiamo che questa crisi non è un maleficio del destino ma il frutto di precise scelte politiche. E pensiamo che non se ne possa uscire accettando come dogmi indiscutibili le compatibilità imposte proprio dai poteri finanziari che l’hanno provocata. Nemmeno il patto di stabilità può essere un vangelo. Quelle regole non sono intoccabili, vanno discusse e subordinate ad altri vincoli di natura sociale e alle esigenze dello sviluppo economico, sociale e culturale dei territori e delle comunità.

E’ il momento di cambiare strada, con scelte nette e rigorose verso un sistema economico e sociale diverso da quello che ci ha portato dentro questo disastro, nell’orizzonte di uno sviluppo mirato alla riconversione ecologica dell’economia, alla qualità e alla sostenibilità delle attività produttive, ai beni pubblici e sociali.

Non è vero che il risanamento dei conti pubblici e lo sviluppo economico siano incompatibili con l’equità, la giustizia sociale, la partecipazione democratica. E’ questione di scelte. E’ possibile rimettere al centro del modello economico e sociale il lavoro, i beni comuni, i servizi pubblici di welfare, la sostenibilità ambientale, la cultura e l’istruzione, una vera democrazia al servizio delle persone e delle comunità.

E’ possibile costruire l’alternativa di un’altra economia, di un’altra società, di un’altra democrazia. La condizione per farlo è che le scelte sul nostro futuro non siano sequestrate nelle mani di governi subalterni ai poteri economici; che in Italia come in Europa siano le società a farsi protagoniste del cambiamento. Per questo saremo in piazza il 15 ottobre.

L’appello dell’Arci per la giornata di mobilitazione internazionale del 15 ottobre/a>