Arci Jesi-Fabriano

“Quando un muro significa libertà”, le foto dell’apertura e l’incontro di sabato prossimo al Teatro Moriconi

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Allende Manifesto LÈ stata inaugurata sabato scorso la mostra “Quando un muro significa libertà” dedicata alla valorizzazione dei murales cileni di Largo Salvador Allende a Jesi. Organizzata dalla sezione di Jesi dell’Istituto Gramsci Marche, dall’Anpi di Jesi, dall’Arci Jesi-Fabriano e dall’Assessorato alla cultura del Comune di Jesi, la mostra è stata realizzata dagli studenti delle scuole superiori della città e sarà possibile visitarla al Palazzo dei Convegni di Jesi fino a sabato 15 marzo, quando si concluderà in concomitanza con un incontro al Teatro “Valeria Moriconi”.

All’apertura della mostra e alla sua presentazione erano presenti oltre agli studenti coinvolti anche Agostino Amedoro per l’Istituto Gramsci Marche, Tullio Bugari per Arci Jesi-Fabriano, Daniele Fancello per Anpi Jesi e Luca Butini, assessore alla cultura del Comune di Jesi. Le foto di Tullio Bugari:

Gli studenti delle classi delle scuole jesine partecipanti al progetto saranno presenti a Palazzo dei Convegni durante i giorni della settimana di apertura, orario 17 – 20, per illustrare ai visitatori i loro lavori secondo il seguente calendario:

  • Lunedì 10 marzo: Liceo scientifico “L. da Vinci” e Liceo artistico “Mannucci”
  • Martedì 11 marzo: Istituto “Cuppari”
  • Giovedì 13 marzo: IIS “Galilei”
  • Venerdì 14 marzo: ITIS “Marconi” e Liceo artistico “Mannucci”

Sabato 15 marzo alle ore 10.30, al Teatro Valeria Moriconi, in occasione della conclusione della mostra, avrà luogo un incontro tra le classi che hanno lavorato alla realizzazione dell’iniziativa e due personaggi testimoni di quanto avvenuto in Cile nel 1973 al tempo del colpo di stato: l’ex diplomatico italiano Enrico Calamai e Carlos Viveros, esule cileno e coautore dei Murales di Largo Salvador Allende. Conduce l’incontro Barbara Montesi.

Enrico Calamai, nato a Roma nel 1945, entra nella carriera diplomatica. Nel 1972, a 27 anni, è vice console in Argentina. Inviato in Cile dopo il colpo di stato di Pinochet, riesce a trasferire in Italia 412 cileni (tra cui 50 bambini) che si erano rifugiati nella ambasciata italiana. Tornato in Argentina mette in salvo e fa espatriare centinaia di oppositori alla dittatura militare di quel paese. Nel 2000, in Italia, testimonia nei procedimenti penali contro otto militari argentini responsabili della morte di cittadini italiani. Ha narrato le sue esperienze nel volume: “Niente asilo politico”.

Carlos Viveros, nato a Santiago del Cile il nel 1957, attivo nelle organizzazioni giovanili del Partito comunista cileno, a causa del colpo di stato dell’11 settembre 1973, lascia il suo paese assieme alla sua famiglia. Il padre, esponente comunista funzionario nel governo Allende, e la madre, candidata comunista al Consiglio comunale, sono in grave pericolo. Dal Cile all’Argentina e di lì, in nave, dopo 16 giorni arrivano a Genova. Avrebbero dovuto proseguire per la Svizzera ma l’allora Partito Comunista Italiano offre loro l’opportunità di restare in Italia. Viene a Jesi, venticinquenne, per realizzare i murales; al disegno iniziale collaborano il cugino Luis Sanchez e l’amico Ricardo Figueroa. Con quest’ultimo realizza l’opera assieme ad un altro ragazzo di cui si ricorda, purtroppo, solo il nome: Francisco. Carlos Viveros vive e lavora a Campi Bisenzio, vicino Firenze.

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