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Approfondimenti: gli OGM e l’Europa

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di Luca Bugari

La Corte di giustizia europea ha recentemente condannato l’Italia per aver vietato la coltivazione di mais Mon810 alla multinazionale statunitense Pioneer Hi Bred, società leader a livello mondiale  nel miglioramento genetico applicato all’agricoltura e specializzata nella produzione e vendita di ibridi di mais. I giudici europei hanno sentenziato: “La messa in coltura di organismi geneticamente modificati, quali le varietà del mais Mon810, non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione”, ricordando che “ad uno Stato membro è vietato opporsi in via generale alla messa in coltura sul suo territorio di tali organismi”.
In realtà l’Italia non è l’unico paese ad essersi opposto. La Francia ha invocato la clausola di salvaguardia, con l’intento di impedire la messa a coltura del mais GM almeno fino a quando non saranno fornite ulteriori prove scientifiche che dimostrino che tale varietà di mais GM resistente agli insetti, non rappresenti una minaccia per la salute e l’ambiente. La stessa Monsanto creatrice del mais Mon810 ha annunciato nei giorni scorsi che il mais geneticamente modificato Mon810 non sarà venduto in Francia nel 2012 o oltre, a causa del clima politico sfavorevole.

IL MAIS MONSANTO E IL ROUNDUP: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA
Le piante geneticamente modificate nel mondo sono sostanzialmente quattro: la soia (il 57% della soia mondiale è OGM), mais (25%), cotone (13%) e colza (5%). Nel 2007 sono stati coltivati nel mondo oltre 112 milioni di ettari con piante geneticamente modificate. Le prime coltivazioni di piante transgeniche risalgono al 1994 e l’aumento di superfici coltivate è mediamente oltre il 10% all’anno.
Il mais Mon810 esprime la proteina Cry1Ab che, essendo tossica per i lepidotteri, conferisce alla pianta la capacità di resistere agli attacchi di lepidotteri dannosi. Un altro tipo di mais GM prodotto dalla Monsanto è il mais NK603, che non è altro che mais geneticamente resistente al glifosato, un erbicida noto come Roundup, curiosamente sempre prodotto dalla Monsanto. Il mais NK603 è stato approvato per l’importazione in Europa, per l’utilizzo in alimenti e mangimi. Lo potremmo, quindi, trovare sotto forma di farina, amido, olio di mais o, più probabilmente, nei mangimi destinati agli allevamenti animali. Gli impatti sull’ambiente e sulla salute del potente erbicida Roundup sono ampiamente denunciati da tempo dal gruppo internazionale di scienziati dell’Earth Open Source (ong britannica che mira alla condivisione di informazioni con lo scopo di “assicurare la sicurezza alimentare preservando la Terra”), che accusa le istituzioni europee di avere colpevolmente tenuto nascosto alla popolazione i potenziali rischi legati al diserbante Monsanto, largamente utilizzato anche nei giardini delle scuole o ai lati delle strade pubbliche già dagli anni ’90.

Secondo il dossier degli scienziati, la Monsanto già dai primi anni ’80 sapeva, grazie a ricerche di laboratorio, che il glifosato causa malformazioni negli animali utilizzati per gli esperimenti; nel 1993 è stato scoperto che questi effetti sono provocati anche dall’esposizione a dosi medie o basse di questa sostanza; tra il 1998 e il ’99, gli esperti della Commissione Europea vengono a conoscenza di tutto ciò, ma nel 2002, invece di avvertire la popolazione sui potenziali effetti della sostanza, ne nascondono le caratteristiche scomode, permettendo la commercializzazione in Europa del diserbante Monsanto. La dannosità del glifosato è stata posta anche da un altro studio indipendente di scienziati argentini, m la Commissione europea ha già deciso però che “il glifosato rientra in una categoria di pesticidi che non richiede un’immediata attenzione”.
Il problema è serio visto che l’uso di questo erbicida è in aumento in tutto il mondo dopo l’introduzione delle colture GM. Gli OGM appositamente modificati per essere resistenti al glifosato sono conosciuti come “Roundup Ready” (RR). Queste varietà OGM/RR permettono agli agricoltori, come scrive Greenpeace, di irrorare le coltivazioni con l’erbicida, con l’obiettivo di eliminare in un colpo solo praticamente tutte le erbe infestanti, senza intaccare le coltivazioni. Tutto ciò in realtà ha però prodotto l’effetto opposto. Infatti, come è documentato dalla ricerca del 2008 dell’International Journal of Biotechnology, viene smentito  il mito secondo cui i prodotti OGM ridurrebbero l’uso di pesticidi. E’ stato appurato che le nuove colture hanno favorito la diffusione di specie nocive e ancora più pericolose. In Cina, dove il cotone Bt resistente agli insetti è largamente diffuso, i parassiti sono infatti aumentati di 12 volte dal 1997. E’ stato rivelato che tutti i benefici dovuti alla coltivazione di questo tipo di cotone erano stati annullati dal crescente uso di pesticidi, necessari in quantità sempre maggiori proprio per combattere questi nuovi “super-parassiti”. Stessa sorte per i coltivatori di soia GM in Brasile ed Argentina che, dalla conversione delle loro colture, hanno dovuto raddoppiare l’uso di erbicidi.

Il glifosato è stato rilevato negli ultimi anni sia in falde acquifere che in acque di superficie, come nei fiumi canadesi, degli Stati Uniti e in Danimarca. Oltre ad essere fortemente dannoso per la biodiversità animale e vegetale, il suo impatto sulla salute umana è già documentato da studi scientifici indipendenti, i quali associano l’esposizione al glifosato a diversi effetti negativi sulla salute umana e animale, inclusi effetti a lungo termine o cronici.
Come riportato dal rapporto di Greenpeace: “Difetti alla nascita sono stati verificati nelle popolazioni dello stato argentino di Chaco, dove il riso e la soia OGM vengono abbondantemente irrorati con glifosato, il cui utilizzo è quasi quadruplicato dal 2000 al 2009. Difetti analoghi sono stati rilevati in Paraguay, nelle donne esposte ad erbicidi a base di glifosato durante la gravidanza. Tali difetti sono compatibili con quelli indotti in esperimenti di laboratorio a concentrazioni di glifosato molto più basse dei prodotti normalmente in commercio. Il glifosato è un sospetto distruttore endocrino. Ciò significa che può interferire con la produzione di ormoni riproduttivi vitali, come progesterone ed estrogeni. Studi già pubblicati mostrano diversi effetti endocrini in cellule animali e umane associate al glifosato. Studi epidemiologici hanno mostrato interazioni fra l’esposizione al glifosato e il linfoma non-Hodgkin (un tipo di cancro del tessuto linfatico), mentre studi in laboratorio hanno confermato che il glifosato e/o i prodotti che lo contengono mostrano le caratteristiche tipiche degli agenti che inducono il cancro (ad es. genotossicità o mutagenicità), negli animali e negli esseri umani. Nell’insieme, questi studi suggeriscono che il glifosato potrebbe contribuire ad accrescere il rischio di cancro. Evidenziano anche che il glifosato potrebbe interessare il sistema nervoso e addirittura avere implicazioni con il Morbo di Parkinson.”

PROVE SCIENTIFICHE SUI RISCHI PER LA SALUTE
Secondo uno studio, illustrato da Rady Ananda su Food Freedom e riportato anche dall’Huffington Post, le tre varietà di mais GM approvate per il consumo negli Stati Uniti, in Europa e in molte altre nazioni, il Mon863, il Mon810 e l’NK603, arrecherebbero tutte grossi danni ai nostri organi.
Secondo uno degli autori della ricerca, Gilles-Eric Séralini, docente di biologia molecolare e ricercatore presso l’università di Caen, in Normandia: “Gli effetti sono per lo più concentrati nelle funzioni renale ed epatica, i due principali organi di disintossicazione, ma nel dettaglio differivano per ciascun tipo di OGM. I nostri dati suggeriscono in maniera netta che queste varietà di mais OGM inducono ad uno stato di tossicità epatorenale”. In particolare la ricerca ha valutato gli effetti del mais NK603 (che nell’Unione europea non può essere coltivato, ma importato sì) e dell’erbicida Roundup. Il team del professor Séralini ha effettuato lo studio su 200 ratti. Un gruppo di ratti è stato alimentato direttamente con mais GM non trattato con l’erbicida. Un secondo gruppo con il mais transgenico che è stato precedentemente trattato con l’erbicida Roundup. Un terzo gruppo di ratti è stato invece nutrito con mais convenzionale, ma nell’acqua era presente una dose di Roundup al di sotto della soglia autorizzata per l’acqua potabile.

“La mortalità è molto più rapida e forte nel caso del consumo di entrambi i prodotti Monsanto”, ha detto Séralini. Al diciassettesimo mese dell’esperimento si è osservato infatti, che i ratti alimentati con gli OGM avevano una mortalità di cinque volte superiore rispetto agli altri. In generale gli animali che hanno consumato OGM hanno riportato tumori alla mammella e danni gravi al fegato e ai reni. “Riteniamo che le sostanze analizzate siano tossiche anche per gli uomini. Diversi test che abbiamo effettuato su cellule umane vanno nella stessa direzione. Sono almeno quindici anni che gli OGM vengono commercializzati. E’ davvero un crimine che finora nessuna autorità sanitaria abbia imposto la realizzazione di studi di lunga durata” ha concluso lo scienziato.
In Unione europea solo il mais Mons810 viene coltivato, gli altri come il mais NK603, sono importati e autorizzati da Bruxelles per la commercializzazione, e vengono per lo più utilizzati per alimentare il bestiame. Ciò è preoccupante dato che, come spiega Joel Spiroux, collaboratore di Séralini a Le Nouvel Observateur, “i bovini sono abbattuti troppo presto perché si possano riscontrare gli effetti negativi degli alimenti transgenici sul lungo periodo. La speranza di vita di questi animali è compresa fra i 15 e i 20 anni, ma ormai vengono abbattuti a cinque, tre anni, 18 mesi o anche in precedenza”.

“L’IMPERATORE OGM E’ NUDO”
Nonostante tutto ciò il mais Mons810 ha superato l’esame dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), la quale ha dichiarato che il mais geneticamente modificato non ha effetti negativi né per l’uomo né per l’ambiente.
L’indipendenza e la terzietà dell’EFSA è stata messa in discussione  da un rapporto stilato dalle associazioni Corporate Europe Observatory e Earth Open Source, le quali denunciano i conflitti d’interesse dei membri dell’EFSA (European Food Safety Authority) e ripetuti favoritismi nei confronti delle multinazionali. Secondo le due associazioni, i pareri che l’EFSA trasmette alla Commissione europea sulla richiesta di autorizzazione per l’introduzione nel mercato europeo dei prodotti agroalimentari (tra cui gli OGM), si baserebbero soltanto sulla documentazione fornita dalle aziende che richiedono la commercializzazione del proprio prodotto. Nella relazione vengono evidenziati i numerosi conflitti di interesse dei membri dell’agenzia tra il 2010 e il 2011. Con particolare riferimento ai “legami stretti e sistematici con la lobby dell’industria, l’International Life Sciences Institute (Ilsi), finanziata dalle principali aziende alimentari, biotech e della chimica”. Il motivo di tanto interesse dell’Europa nei confronti del mais OGM, l’ha rivelato lo stesso commissario Ue all’agricoltura Dacian Ciolus, in un’intervista al quotidiano rumeno Adeverul in cui ha dichiarato: ”Gli Stati Uniti fanno pressioni sull’Ue affinché adotti la loro stessa politica aperta nei confronti delle coltivazioni OGM”. Tutto ciò viene confermato dai documenti riservati pubblicati da The Guardian, che coinvolgono il gruppo di lobby biotech EuropaBio, il quale sta tentando di mettere in piedi una campagna di supporto pubblico agli Organismi Geneticamente Modificati, coinvolgendo personalità di alto profilo internazionale.

Wikileaks ha invece reso di dominio pubblico, nel 2010, le pressioni fatte dall’ambasciata americana a Roma nei confronti addirittura del Vaticano, affinché promuovesse  gli organismi geneticamente modificati, “insistendo sui benefici economici per gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo”, alla vigilia della settimana di studio della Pontificia Accademia delle Scienze intitolata “Transgenic Plants for Food Security in the Context of Development”.
Peccato che la realtà per gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo sia ben diversa. Si conta, infatti, che sono 250.000 gli agricoltori ridotti sul lastrico dagli OGM che si sono tolti la vita. A denunciarlo sono la studiosa e attivista indiana Vandana Shiva e il rapporto, intitolato “L’imperatore Ogm è nudo”, redatto da 20 organizzazioni internazionali e pubblicato da Navdanya International: “Il 70% del commercio globale di sementi è ormai controllato da appena tre grandi multinazionali, e gli organismi geneticamente modificati, che dovevano aumentare le produzioni e ridurre i pesticidi, stanno condizionando il sistema agricolo mondiale. Infatti le multinazionali come la Monsanto possono stabilire ed alzare i prezzi a loro piacimento. Questo fa si che gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo sono impossibilitati a sostenere i costi sempre più elevati dell’agricoltura intensiva imposta dagli organismi geneticamente modificati.

Nel 1998 in un numero speciale sulla Monsanto, il magazine inglese The Ecologist aveva fatto i nomi degli esponenti delle lobbies che hanno fatto passare le leggi sui brevetti. Sono spesso gli stessi che poco prima erano nell’industria del biotech: era così e lo è ancora nel farmaceutico come negli armamenti, la chiamano la «revolving door». Entrano nelle multinazionali e escono dalle lobbies o dalle burocrazie ministeriali che decidono, e viceversa, da sempre.
Controllori e controllati sono sempre le stesse persone, che da quella porta girevole passano, ogni due o tre anni. I casi sono molteplici, ad esempio: Ann Foster, passata da direttrice dello Scottish Consumer Council alla Monsanto, ed ancora membro di diverse commissioni di consulenza britanniche, tra cui quella sugli aspetti medici degli alimenti. Suzy Renckens, per molti anni a capo del pool di esperti dell’Efsa sugli OGM, passata poi a Syngenta (multinazionale svizzera tra i principali produttori mondiali di piante OGM). In direzione opposta, invece, il caso di Laura Smillie: assunta dall’Efsa nel maggio 2010, fino a tre settimane prima, però, era la responsabile della comunicazione dell’European Food Information Council (EUFIC), organizzazione i cui membri e finanziatori sono società come Coca-Cola, Danone, Kraft Foods, Mars, McDonald, Nestlé e Unilever.

Chissà da chi è stata presa realmente la decisione di imporre la coltivazione del mais Mons810 nell’Ue?

APPENDICE: BREVE STORIA DELLA MONSANTO
La Monsanto Company è la multinazionale di biotecnologie agrarie, con circa 18.000 dipendenti e un fatturato di 8,5 miliardi di dollari (2007), creatrice del mais Mons810. Il loro spot commerciale sembra quello della Disney, si vede una ricercatrice felice che lavora in laboratorio, agricoltori sorridenti davanti alla loro casa di campagna, bambini che mangiano sorridendo le pannocchie di granturco e madri che fanno la spesa insieme ai figli.
Ma andiamo a vedere nel dettaglio con chi l’Ue vuole farci sedere a tavola. La Monsanto nasce nel 1901 a East St. Louis, nell’Illinois, come produttrice di saccarina. Nel 1929 acquisisce una ditta che ha messo a punto un nuovo composto organico, i policlorobifenili, detti PBC. Sono usati come liquidi refrigeranti nei trasformatori utili all’industria elettrica perché considerati inerti e resistenti al calore. Peccato che, già negli anni trenta, emerga come il PBC sia un composto chimico tossico.
Negli anni quaranta la Monsanto si concentra direttamente sulla produzione di diossine e comincia a fabbricare l’erbicida noto come 245T. Così efficace, che già negli anni Sessanta le grandi praterie americane, così infestate, diventano “silenti” ed uscirà un libro famosissimo a denunciare “the silent spring“, la primavera silenziosa, senza uccelli, che darà il via alle prime campagne ecologiste americane. L’erbicida è così potente che l’esercito americano lo usa come defoliante nella sua guerra in Vietnam, dove concepisce l’idea demenziale che distruggendo tutte le foglie degli alberi del nord e del centro del Vietnam, riuscirà a scovare i Vietcong.

La Monsanto, durante la guerra del Vietnam, è così una fra le aziende che producono per l’esercito il tristemente famoso Agente Arancio, un misto di 245T della Monsanto e del 24D della sua rivale Dow Chemical. Scienziati ed opinione pubblica, fanno sospendere, nel 1971, lo spargimento dell’Agente Arancio, di cui si conoscono gli effetti delle diossine sull’ambiente e anche sull’uomo. Poiché è cancerogeno, ha poi provocato danni immunitari e alla riproduzione degli abitanti vietnamiti fino ad oggi.
Negli anni Ottanta la Monsanto scopre il glifosato, sostanza base per molti erbicidi, e soprattutto per il Roundup. Il Roundup è un pesticida potente, e conveniente, che dà alla Monsanto profitti del 20% annui, proiettandola ai vertici del mercato. Però ha un difetto: fa male agli umani. I disordini provocati dal glifosato sono noti e documentati.
Nel 1997 scorpora chimica e fibre sintetiche e le mette in una società di nome Solutia e spende miliardi di dollari, che le vengono dai profitti del Roundup, nel campo biotech. Ed è la svolta.
La grande trovata è questa: fabbricare una specie di semente resistente al glifosato, così da vendere le sementi super-resistenti, che si chiameranno Roundup ready, insieme al Roundup stesso. In questo modo la Monsanto, in un colpo solo, raggiunge un duplice risultato: vendere le sementi resistenti all’erbicida, e allo stesso tempo ancor più erbicida, un pacchetto doppio che ha solo la Monsanto.
Nel 1998 una delle nuove aziende del settore biotech, la Delta and Pine Land, inventa e brevetta una tecnica chiamata “sistema di protezione della tecnologia”, ossia una modifica genetica alla pianta, che la rende sterile e quindi incapace di produrre da sè altri semi. In questo modo, una volta usati questi semi si è costretti a ricomprarli anno dopo anno. Il brevetto prende il nome di Terminator. La Monsanto, a due mesi dal brevetto, si compra la Delta & Pine Land, con l’evidente scopo di vendere le sementi transgeniche, che vengono chiamate “suicide” ai mercati dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina.

(Tratta dal libro: “Transgenico NO. La guerra globale tra i signori del transgenico e i popoli della terra” di Marco Caponera, Malatempora.)

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FONTI CONSULTATE:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/14/leuropa-impone-logm-allitalia-nessuno-stato-membro-puo-opporsi-alla-coltura/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/09/pressioni-americane-sulleuropa-per-introdurre-colture-ogm/109924/

http://www.ambienteterritorio.coldiretti.it/tematiche/Ogm/Pagine/OGMlaMonsantodichiarailmaisMON810nonsaràvendutoinFrancia.aspx

http://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/6858-ogm-monsanto-salute

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/ogm-250mila-suicidi-tra-gli-agricoltoriil-mercato-in-mano-alle-multinazionali/168751/

http://www.guardian.co.uk/environment/2011/oct/20/europabio-gm-ambassadors-europe?intcmp=122

http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2011/ogm/Report_glifosato.pdf

http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/blog/mais-ogm-perch-rischiare/blog/42233/

http://tempsreel.nouvelobs.com/ogm-le-scandale/20120918.OBS2686/exclusif-oui-les-ogm-sont-des-poisons.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/20/mais-ogm-uccide-studio-choc-in-francia-allarme-del-governo-e-della-commissione-ue/357857/

http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/12_settembre_20/ogm-cancro_f458e62e-0325-11e2-a615-3f0c0f40ef8a.shtml

http://www.newscientist.com/article/dn22287-study-linking-gm-crops-and-cancer-questioned.html

http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-19654825

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/27/il-diserbante-piu-venduto-al-mondo-causa-malformazioni-genetiche-e-lue-non-fa-nulla/119461/

http://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/tx1001749

http://www.scribd.com/doc/57277946/RoundupandBirthDefectsv5

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/“mancanza-indipendenza-conflitto-interessi”-dubbi-sull’autorita/195886/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/sicurezza-alimentare-bufera-sullefsa-parma-controlla-lavorava-colossi-industriali/188010/

http://www.ilfattoquotidiano.it/tag/earth-open-source/

(28 settembre 2012)

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